mercoledì 7 febbraio 2018

Allodole


Combattere il neofascismo – ammesso che si faccia non solo a parole ­– di per sé è come combattere la febbre. Paracetamolo, quand’è necessario, ma la febbre, come sappiamo, è un sintomo. E il neofascismo è appunto un sintomo del quale vanno ricercate le cause e le responsabilità nella situazione sociale concreta e nel lungo periodo.

Negli ultimi decenni assistiamo a un mutamento di portata storica, dapprima lento e poi via via sempre più pressante, a seguito di quella che chiamano globalizzazione. Entra in crisi l’impalcatura dello Stato nazionale, e della rappresentanza politica è definitivamente superata l’impostazione e il carattere classista.

Tutto ciò – deve essere ben chiaro – ha origine prima della rinascita dei populismi e dei nazionalismi, ben prima dell’incattivirsi della situazione sociale a causa delle ondate migratorie, del precariato di massa.  Quanto voluto e desiderato, e quanto invece indotto spontaneamente, da un lato dallo sviluppo capitalistico e dall’altro dalla sua crisi (l’uno non esclude l’altra), è questione lunga e complessa.

Ad ogni modo, non si può spiegare il vuoto di rappresentanza politica se non si parte da un’analisi di cos’è successo ai partiti (e al sindacato) che un tempo rappresentavano le cosiddette istanze dei lavoratori e dei ceti sociali più deboli.

La borghesia può congratularsi con i suoi specialisti per il grado di spoliticizzazione raggiunto presso un paio di generazioni, e per l'istituzionalizzazione del malcontento, veicolato artatamente dai media, che addormenta la gente invece di mobilitarla.

La sensazione che altri metteranno a posto le cose, ingenera una buona coscienza, dispensa dall'attività e dalle responsabilità in prima persona, rende meno debole l'illusione che basti apporre una croce su una scheda per salvarsi l'anima.

Non si può spiegare Grillo e Renzi senza indagare la parabola che ha condotto al grillismo e al renzismo, e dunque la mancata resistenza al neoliberismo e invece l’entusiastica e convinta adesione ad esso.

Altrimenti come avrebbe fatto un partito, fondato da un comico che si dichiara né di destra né di sinistra e dunque sicuramente reazionario, a raggiungere il 25% alle sue prime elezioni, se non si fosse trovato davanti a sé praterie aperte?

È sufficiente vedere cosa sta accadendo in queste ore a proposito del nuovo contratto di lavoro dei metalmeccanici tedeschi. Non si tratta di una vittoria e nemmeno di un pareggio, cioè di un do ut des, bensì di una sconfitta, laddove è data la possibilità ai padroni di allungare la settimana lavorativa da 35 a 40 ore. Su un anno, fatta la tara delle festività e delle ferie, sono più di 200 ore a cranio. È questo il punto vero del successo padronale, il ritorno alle 40 ore! Il padrone le può acquisatre tutte oppure in parte, dipende dal ciclo produttivo. Su base volontaria? Abbiamo presente quali sono i rapporti di forza all’interno dei luoghi di lavoro? Peraltro la faccenda delle 28 ore da sei mesi a un massimo di ventiquattro è solo uno specchietto per le allodole e riguarda solo una parte minoritaria della forza-lavoro tedesca, e di tale minoranza solo taluni casi.

7 commenti:

  1. ribadisco che è una vittoria della BCE, dei capitalisti finanziari europei e della Merkel che ha concesso l' entrata a varie centinaia di migliaia di profughi siriani dopo aver fatto i conti sui tempi di assorbimento nel sistema produttivo. meno, molto meno, della confindustria tedesca

    il polso della situazione operaia tedesca bisogna averlo però, e ti assicuro che con un tasso di disoccupazione al 5% anche i rapporti di forza nelle singole aziende non sono così male, o meglio niente a che vedere con la situazione italiana. e nessun paragone possibile tra poteri di acquisto e risparmio

    hanno aspettato la fine della trattativa per annunciare il nuovo governo tanto ancora le dinamiche industriali contano in germania. questo ovviamente non si traduce in maggiore potere del proletariato che solo attraverso la propria autonoma iniziativa può vincere qualcosa per sè, in faccia a stato e padroni diversamente interessati

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    1. l'italia è un'espressione geografica anche sotto questo punto di vista
      sono convinti basti andare a votare per cambiare

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    2. varie centinaia di migliaia di profughi siriani
      sono siriani solo per una parte molto minoritaria.. E i più vengono da paesi dove non c'è alcuna guerra , ma la cosa viene venduta così come ce li vendono tutti come "istruiti" .
      E mica si può considerare crumiro e/o "disadattato sociale" un " ingegnere profugo" ?
      ws
      ws

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    3. ws è da leggere e rileggere

      vatti a vedere un pò di dati

      salutami i faraoni quando passi

      lozittito

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  2. Combattere il neofascismo è contemporaneamente un dovere e una perdita di tempo. La maggioranza degli italiani è reazionaria, parafascista e qualunquista. Se Mussolini si presentasse alle prossime elezioni prenderebbe una valanga di voti. Undici milioni e seicentomila spettatori seguono il Festival della Canzone, la tiratura media dei due maggiori quotidiani sportivi supera le 400.000 copie giornaliere, trenta milioni di italiani sono iscritti a Facebook. Ci sono tre morti al giorno per incidenti sul lavoro ma quello che desta scalpore è l'esclusione dell'Italia dai mondiali di calcio. E noi qui a scrivere della caduta tendenziale del saggio di profitto. Per informare un pubblico convinto che Toulouse-Lautrec sia una partita di calcio e il Ritratto di Dorian Gray un dipinto di un pittore inglese.

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    1. "La maggioranza degli italiani è reazionaria, parafascista e qualunquista."

      Mi sembra esagerato.
      Direi che sono lobotomizzati, anche solo parzialmente.

      Scenario comunque desolante.

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