lunedì 23 aprile 2018

Vuolsi così colà dove si puote / ciò che si vuole, e più non dimandare



Nella relazione consegnata dal professor Giacinto della Cananea a Luigi Di Maio, quintesenza del lavoro del comitato di esperti incaricato dal M5S della “analisi scientifica dei programmi” (e sottolineamo “scientifica”, termine che fa sempre grand’effetto di pancia) è messo nero su bianco lo schema di contratto di governo in dieci punti che il Movimento potrebbe siglare con la Lega o con il Pd (o con qualunque altro modulo governativo).

Cominciamo col dire che non c’è menzione del punto più qualificante del programma dei 5 stelle, ossia il celeberrimo “reddito di cittadinanza”. Si ripiega su un più generico e non quantificato salario minimo garantito e un scontato riferimento sulle politiche attive di sostegno al reddito. Pazienza per chi avesse già compilato i famosi moduli per reddito di cittadinanza.

domenica 22 aprile 2018

La scuola non potrà che rifiorire



Avevo intenzione di scrivere un post sul nono capitolo del terzo libro de Il Capitale, quello nel quale Marx dimostra – con i famosi numerelli – che la redistribuzione del plusvalore favorisce i produttori ad alta intensità di capitale costante rispetto a quelli ad alta intensità di forza-lavoro. Ma a chi mai di questi tempi interesserebbe una riflessione su un tema del genere?

E allora seguiamo il tamburo mediatico, ossia la polemica nata in seguito a un articolo di Michele Serra sulle “aggressioni ai professori”.  Serra è accusato, per la sua presa di posizione, di “classismo”. A tale accusa ha replicato con un lungo articolo, questo. Chiama in causa il “mostruoso contesto del chattismo compulsivo” e il Berlusconi di pragmatica, posto che “da un certo punto in poi gli esseri umani sono diventati consumatori da ingozzare, telespettatori da rintronare di spot, gregge da tosare, massa amorfa che ragiona come un bambino di otto anni”.

Tira in ballo anche Marx ed Engels, secondo me del tutto a sproposito, ma perché non farlo, visto che i loro scritti sono alieni al pubblico e si prestano perfettamente a sostegno di qualsiasi tesi e antitesi?

Le solite cose vere, verissime, ma assai superficiali. E per restare sulla realtà visibile, sul piacere di teorizzare e di definire, sarebbe bene anzitutto chiedersi: chi sono i genitori di oggi? Sono quelli che vengono a tavola con il cellulare, che impugnano le posate come fossero badili e forconi; sono quelli che parlano a voce alta, che se non ti scansi ti travolgono e accelerano quando vedono un pedone che si approssima alle strisce e se son costretti a fermarsi lo maledicono. Quelli non fanno la raccolta differenziata, oppure l’interpretano a modo loro, parcheggiano nei posti riservati o in doppia fila e non ne rispettano una in attesa del loro turno. Sono i vicini di casa con la musica a tutto volume, con il tagliaerba alle due del pomeriggio, et similia. E dunque perché i loro figli dovrebbero comportarsi diversamente in famiglia, a scuola, sul lavoro, in società?


venerdì 20 aprile 2018

In questo gioco non si scherza


Se si pensa che a essere in crisi, in Europa e nell’Occidente in genere, siano solo i sedicenti partiti di sinistra variamente denominati, si sbaglia di grosso. La crisi riguarda tutto il sistema della rappresentanza politica, ed è normale e consueto che in simili frangenti ad approfittarne sia la destra più autoritaria.

Citavo, l’8 di aprile, una frase di Brecht che un tempo fu celebre (assieme a tante altre cose dimenticate), e cioè: “Compagni, ricordiamoci dei rapporti di produzione”. Ora i compagni non esistono più, ma i rapporti di produzione si fanno valere ancora, piaccia o no.

E proseguivo coì: “È lo sviluppo reale del capitalismo che ha dato al riformismo un’espressione teoricamente senza scrupoli, è la dinamica delle contraddizioni reali, specialmente il contrasto fra la crescente ricchezza dei pochi e il crescente pauperismo delle classi medie, che condanna il riformismo alla sconfitta”.

Nemo profeta in patria, si sa anche questo. Il capitalismo, osservava quasi due secoli or sono il giovane Marx, appropiandosi di tutti gli aspetti innovati, è proiettato per sua natura, per necessità, a realizzare un’incessante trasformazione del suo mondo. Una necessità che ha i suoi presupposti nel processo economico, nel sistema produttivo-riproduttivo, di accumulazione, nelle nuove condizioni tecnologiche, e dunque nei fattori inerenti le classi sociali e il sistema politico.

Storicamente la borghesia è la prima classe dominante costretta al cambiamento tecnologico. Si tratta di un processo rivoluzionario permanente (questo sì), non nel modo di produzione, bensì nelle forme nelle quali si realizza il risparmio di forza-lavoro (non semplicemente di “lavoro”, asini), e di estorsione di pluslavoro (non immediatamente di “valore aggiunto”, bestie).


In Italia la classe politica (?) e dirigente (??) non trova la convergenza d’interessi che altresì sarebbe necessaria per poter decidere per tempo quando, come e cosa cambiare. Se gli altri competitori si dimostrano più pronti nel gioco del cambiamento, il risultato è lo svantaggio di dover rincorrere con sempre maggior affanno. La rotta del cambiamento è segnata, e in questo gioco il capitalismo non scherza.

giovedì 19 aprile 2018

Molto più meglio



Ogni giorno è la stessa merda. E come potrebbe essere diversamente dopo aver promesso per mesi, anzi per anni, 780 euro a ogni disoccupato, una tassazione massima del 15-23 per cento “a prescindere”, l’abolizione della Monti-Fornero e “cchiú pilu pe' tutti”?

Si evita di parlare del debito pubblico, come se fosse maleducazione nominarlo, il quale aumenta mediamente e costantemente di circa 70 miliardi l’anno pur con tassi d’interesse sotto i tacchi.

mercoledì 18 aprile 2018

Sarebbe



È stata annunciata a suo tempo la fine della storia, dichiarata la morte delle ideologie, ratificata l’obsolescenza di destra e sinistra, eccetera. La storia ha preso una dimensione davvero mondiale, la propaganda mercatista non è mai stata tanto pervasiva e la destra, sottomessa come solito al primo venuto, è diventata egemone dal momento che il riformismo borghese mostra il proprio fallimento. E già prenderne atto sarebbe qualcosa.

martedì 17 aprile 2018

Contaminazione


Ieri ho visto il film Come un gatto in tangenziale. La borghesia dapprima crea ghetti e barriere sociali di ogni tipo, poi s’inventa e finanzia film come questo, per assolversi, per creare aspettative e nuove illusioni di inclusione e di “contaminazione” per classi sociali subalterne e globalmente senza avvenire. Non una chiarificazione dei problemi esistenti, delle contraddizioni economico-sociali, bensì una guerra ideologica a tutto campo e stravinta in partenza poiché ha il privilegio di conferire, nell’assenza di ogni e qualsiasi reale opposizione, sempre nuove sfumature alla realtà oltraggiosamente visibile, mistificando teoria e pratica del proprio dominio.


Il film esemplifica bene la gerarchia del potere che schiaccia gran parte dell’umanità. È un’inferiorità essenziale imposta in tutti gli aspetti della vita quotidiana, dai costumi ai pregiudizi, in cui ogni facoltà umana è allineata sul potere d’acquisto. Poi ci penseranno i fondi europei a integrare e trasformare sottoproletari e “ladre compulsive” in startup di pizza & samosa.

lunedì 16 aprile 2018

Il mercato delle illusioni


Se il profitto è la sola ragione dell’economia e sono i padroni a decidere chi può lavorare e a  quali condizioni; se il denaro regola tutti i rapporti sociali e fa la differenza nelle opportunità; se la libertà economica di pochi significa la sottomissione di tutti gli altri, ebbene ha senso considerare questo tipo di società come libera e democratica?


Un partito o movimento politico che non abbia come punto fondamentale del suo programma il superamento di queste condizioni sociali, e cioè la distruzione della società di classe, vende solo illusioni a garanzia del mantenimento dello stato di cose presenti.

venerdì 13 aprile 2018

Il pettine


“Il fondamento della democrazia
consiste nel credere che quel
che non è come loro è il male”
(Gabriel García Márquez)

L’esperienza non serve solo per allacciarsi le scarpe, ma anche per capire che salire il Colle a piedi è una faticaccia. Non potendo per questioni d’immagine usare l’auto blu, allora ci si reca con quella privata. Chissà se con bollo e assicurazione in regola. Sono immagini queste che vanno conservate nella memoria.

I due statisti si sono spartiti ciò di cui potevano disporre da subito, e cioè presidenze e commissioni parlamentari. In ciò hanno mostrato dinamismo e predilezione per il “cambiamento”. Anche questo va ricordato a futura memoria.

Per il resto sono fermi al palo, cioè per almeno un altro paio di settimane, sembra di capire. Fino alle elezioni regionali del Friuli V-G, le quali contano pur qualcosa (dopo di che il tavolo potrà essere rovesciato).

Il caimano di Arcore ieri s’è mostrato per ciò che è sempre stato. Ed era anche furioso, non tanto per lo scontatissimo veto della banda degli onesti, ma perché il presidente gli ha chiesto di agevolare la nascita del nuovo esecutivo.

Diciamocelo francamente, a gran parte degli italiani è sempre piaciuta la frusta novella del bischero qualunque che diventa statista. In Italia e in Europa essere fascisti sta diventando un’opzione che trova sempre più convinta comprensione in tanti, specie tra gli orfani di “sinistra”.


Intanto nel Mediterraneo, cioè a margine del grande dibattito mediatico, si accendono lampi di guerra. La situazione non è molto diversa, salvo per la potenza dei mezzi, da quella del secolo scorso, oppure, a scelta, a quella dell’epoca di Antonio e Ottaviano. I nodi, anche quelli che a noi sembrano geograficamente lontani, stanno venendo al pettine.