venerdì 23 febbraio 2018

Sopra e sotto la cintura


Nei giorni pari si scopre l’acqua calda, e cioè che i paesi dove la manodopera costa di meno possono avvantaggiarsi in termini di competitività.

Nei giorni dispari è la volta dell’acqua tiepida: la competitività non è data solo dal costo del lavoro, ma dalla produttività.

L’Italia è il secondo paese esportatore d’Europa, dunque quanto a competitività delle sue merci è dietro solo alla Germania.

Resta da spiegare per quale motivo un operaio tedesco e un operaio italiano, di pari livello, guadagnino l’uno il doppio dell’altro, e quello che guadagna di meno lavora mediamente per più ore di quello che ha un salario più alto.

giovedì 22 febbraio 2018

Che cos'è il genio?


«È fantasia, intuizione, decisione e velocità di esecuzione» (cit.).

*

A proposito di fantasia, leggete questa: 


Freddo siberiano in Sardegna!


Il virus marxiano



Questo mattina su radiotre ho seguito il dibattito su (neo)fascismo e antifascismo. Anche interventi di buon senso, per carità, nei quali viene citata la distinzione tra il rigurgito odierno e il fascismo storico, e quindi la mancanza di “educazione alla democrazia”, il disagio sociale con accompagno di sfiducia nelle istituzioni, l’immigrazione e via di seguito. Si è udito anche un cenno – mero omaggio alla “complessità” del tema – alla “crisi” e all’incapacità di risposta da parte della politica e delle istituzioni. La parola “capitalismo”, al solito, è bandita. Come se la crisi e ciò che ne consegue fosse causa di un virus proveniente da Marte e del quale non è creanza parlare in pubblico e in termini espliciti.

È nota a tutti l’ouverture de Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte, nella quale Marx, si richiama a un passo di Hegel, laddove il filosofo di Schdùagert osservava che tutti i grandi fatti e i grandi personaggi della storia universale si presentano, per così dire, due volte. Marx chiosa che Hegel aveva dimenticato di aggiungere che la prima volta si presentano come tragedia, la seconda volta come farsa. Nel caso del fascismo si potrebbe, alla luce dei fatti, sostenere che la farsa del nuovo impero mutava ben presto in disfatta e immane tragedia.

La borghesia ha sempre buon gioco nel cambiare nome e forma alla propria dittatura (*). Con ciò non voglio sostenere che le libertà nella società democratica borghese siano da disprezzare, tutt’altro. Esse sono da tenere in massima considerazione, tuttavia non va trascurata l’effettualità dei rapporti sociali, e anzitutto il rapporto di proprietà del capitale sulla forza-lavoro, che si distingue solo per la forma da altre più dirette forme di asservimento del lavoratore. Una forma prodotta sempre di nuovo e che prescinde da quale sia lo statuto giuridico e politico-sociale di riferimento.

Infatti sbaglia chi, alla luce della Costituzione, pretenda di caratterizzare tale rapporto sussumendo lavoratore e capitalista in un rapporto di parità, facendo in tal modo l’apologia di un’uguaglianza solo fittizia e dissolvendo la differenza specifica.

(*) Dopo la rivoluzione del luglio 1830, il banchiere liberale Laffitte si lascia sfuggire: “D'ora innanzi regneranno i banchieri”. Sta accompagnando il suo compare, il duca di Orléans, cioè Luigi Filippo, in trionfo all'Hôtel de Ville, centro del movimento repubblicano. Durante tale visita, Luigi Filippo s'impegnò a rispettare i diritti costituzionali e, col tricolore in mano, si affacciò alla finestra insieme al veterano della Rivoluzione francese Lafayette, che lo abbracciò presentandolo al popolo come "re cittadino" e definendo il suo regno la migliore delle repubbliche!

Nel 1847 Parigi insorge contro la monarchia di Luigi Filippo, il quale difenderà “la migliore delle repubbliche” fucilando migliaia di operai. L’insurrezione si trasforma in rivoluzione e finalmente, nel febbraio 1848, è proclamata la seconda repubblica. I francesi per la prima volta possono votare, ed eleggono presidente il nipote di Napoleone. Il quale, ironia della storia, si chiama come i monarchi dell’ancien régime: Carlo Luigi. Con un colpo di Stato, si fa incoronare imperatore. Addio repubblica e suffragio universale. A comandare, comunque e sempre, è la borghesia, qualunque sia la frazione vincente.


Se l’acchiappo ...


Càpita di cercare un libro tra gli scaffali di casa e di non trovarlo, magari di scoprirne un altro del quale non si aveva ricordo di averlo acquistato, letto o magari solo sfogliato. Toh, sembra dirti, ho atteso per anni e finalmente ti degni. Un po’ ti vergogni. E invece no, questa volta, da ieri, cerco solo e proprio lui, famigerato. Proprio non si fa trovare, s’è offeso sentendosi trascurato, negletto. Si sta vendicando del fatto che l’ho riposto o troppo in alto o troppo in basso. I libri sono vanitosi, ci tengono a stare in bellavista, su scaffali importanti e non d’ordine secondario. Tra prestigiosi colleghi, dandosi arie, non stretti tra libracci plebei. Né il ricercato posso invocarlo per nome, ma solo indagare con gli occhi. Sono furbi, e alcuni, come questo disgraziato, anche un po’ carogne. Appena scoprono che li stai cercando si defilano apposta. Si burlano di te, per dirla carina. E non voglio dargli troppa soddisfazione. Ma se l’acchiappo, poi non lo mollo più. Ed è quello che vuole, sia chiaro, ma intanto mi fa soffrire. Molto.

mercoledì 21 febbraio 2018

Senza fare nulla


21 febbraio 1916, ore 7,15. Il principe ereditario Guglielmo, comandante in capo della 5ª Armata (*) e il capo di stato maggiore, Erich Falkenhayn, lanciano un imponente attacco, l’operazione “Gericht”, sulla città di Verdun e le sue fortificazioni.

In poche ore le posizioni francesi sono bersagliate da un milione di colpi, il tuono dei bombardamenti si può sentire a oltre 150 km. Per il loro attacco su Verdun i tedeschi dispiegano un’arma terrificante: il lanciafiamme.

Scriveva lo scrittore Jean Giono nel suo diario di quei giorni:

«Siamo in nove in una buca, nulla ci tirerà fuori di qui. Abbiamo mangiato e dobbiamo andare di corpo. Il primo di noi a sentire lo stimolo si arrampica fuori. Ora è lì da due giorni, a tre metri da noi, ucciso, con i pantaloni abbassati.

Facciamo i nostri bisogni sulla carta e poi la lanciamo fuori. La carta finisce. La facciamo nei nostri zaini. La battaglia di Verdun prosegue, ce la facciamo in mano. La dissenteria ci scorre tra le dita, defechiamo sempre, la facciamo dove dormiamo. Siamo divorati dalle fiamme della sete; beviamo la nostra urina. Se restiamo su questo campo di battaglia è perché non ci lasciano andare via.»

Due sottotenenti francesi vengono fucilati perché dopo lo sfondamento tedesco si erano ritirati.

Durante la battaglia di Verdun, tedeschi e francesi si scambiano oltre venti milioni di colpi d’artiglieria.

I soliti farabutti al servizio della propaganda chiamarono quel luogo “sacro”, un luogo “di sacrificio e consacrazione”.  

Oggi quei fantasmi ritornano in gioco grazie al fatto che la nostra coscienza scruta il mondo così com’è, senza fare nulla.

(*) L’armata era comandata di fatto dal generale Konstantin Schmidt Knobelsdorf.

martedì 20 febbraio 2018

Sabbie mobili


Sempre aderente ai fatti.


Buffone. Finge indignazione perché una multinazionale vuole licenziare 500 operai. Dov’è vissuto finora, in una spa a sei stelle? I più anziani ricorderanno quando si parlava di “sistema imperialistico delle multinazionali”. Tanto tempo fa. Un’espressione che fu irrisa dai giornalisti grandi firme e gentaglia così. Avevano gli occhi chiusi e le orecchie tappate dai biglietti da 100.000 lire.

La realtà è testarda e s’impone anche a quelli che non vogliono vedere e sentire: gli Stati, la UE e le altre organizzazioni imperialistiche non sono altro che espressione degli interessi del grande capitale. Dal punto di vista industriale, finanziario, fiscale, il capitale monopolistico, in un’atmosfera di palese corruzione e parossistica fine del mondo, è il padrone assoluto del pianeta, e concentra i profitti nel circuito di una speculazione internazionale la cui demenziale inutilità è quotata in borsa.

Il lavoro ha perso l’interesse che gli riconosceva un padronato al quale assicurava la ricchezza. Oggi può essere acquistato ovunque, al prezzo più basso e alle condizioni desiderate. Al lavoro ormai non resta che la stima lontana e impersonale dei chiacchieroni della televisione e dei giornali finanziati dalla pubblicità delle stesse multinazionali che sfruttano e licenziano.

Votate, votate per chi volete, ma votate. Poi ci penseranno loro a dividersi poltrone e prebende, a intascare stipendi e rimborsi, e con aerei di Stato volare a Bruxelles e Berlino per omaggiare e farsi ridere dietro. Agli operai della Embraco, frazione del popolo sovrano che affonda nelle sabbie mobili dell’indifferenza, non resterà che prendersela col destino cinico & baro, con i manager della multinazionale, assenti, mentre gli azionisti potranno già accarezzare l’idea di dividendi più cospicui.

lunedì 19 febbraio 2018

Ogni tanto ci provo



Che cos’è rimasto del comunismo del Novecento? L’idea che fosse la soluzione sbagliata a dei problemi reali. Porsi una domanda è viepiù necessario: si possono definire comuniste delle società burocratiche fondate sul dominio statale nazionale, dove tutto e tutti obbediscono alla logica di quella realtà, secondo gli interessi particolari imposti dal grado di sviluppo del paese?

Come poteva venire in mente a Lenin e agli altri bolscevichi, pur nella temperie di quegli anni, di parlare di rivoluzione mondiale laddove più di tre quarti dell’umanità viveva ancora in società in gran parte semifeudali, se non più arretrate? L’internazionalismo poteva appartenere alla burocrazia dello Stato russo-sovietico solo come proclamazione illusoria al servizio dei suoi reali interessi

giovedì 15 febbraio 2018

Pensioni: la tagliola e la corda



Andare tardi in pensione è un vantaggio per pochi, ossia un privilegio di classe. Per gli altri è solo una condanna, perché il lavoro per chi sta negli ultimi gradini della scala sociale non è solo pagato poco, è schiavitù.

Se lo Stato non ce la fa a sostenere la previdenza sociale non è solo per ragioni di sperequazione e privilegi incredibili, ma è questione che riguarda la distribuzione della ricchezza sociale, che dunque va vista anzitutto dal lato della fiscalità e della spesa sociale: evasione/elusione di tutti i tipi e dissipazione del denaro pubblico sotto ogni forma.

Pertanto la questione della sostenibilità previdenziale, prima ancora di essere un problema economico-finanziario, riguarda le scelte politiche, direttamente i rapporti tra le classi sociali. Rapporti di forza, come sempre, in un quadro sociale dov’è assente una classe dirigente omogenea, coesa, attiva, attenta. Siamo succubi invece di forze parassitarie, rapaci e incapaci di politiche di equità sociale e sviluppo.

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Ho simulato sul sito dell’Inps la cosiddetta Ape volontaria con dati calibrati su un'ipotetico lavoratore con 64 anni di età e 40 di contributi, che nel 2021 maturerà sia la pensione di vecchiaia sia quella contributiva, cioè quella che degli stronzi hanno chiamato anticipata. Ho simulato che maturerebbe una pensione lorda di 1.750 euro (circa 1.400 netti).

Ebbene, per avere con l'Ape 1.036 euro netti (dunque un assegno molto più basso di quello previsto per la pensione) per 36 rate (in totale 37.296 euro), a partire dal 2021 e fino al 2040 dovrebbe pagare 226,36 euro mensili per 240 ratei di rimborso, un totale di circa 53.800 euro. Una differenza di 16.504 euro circa. Credo bene che le Banche fanno utili miliardari e le assicurazioni stacchino dividendi.

La chiamano flessibilità in uscita. Farabutti. Bisogna essere con l’acqua alla gola, o pazzi, per cadere in una simile tagliola.


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Sintomatico ma scontato: ieri sera, il Nobel per la vanità Brunetta Renato, ospite dalla piddina Gruber, a domanda precisa sull'età e i contributi che secondo il programma di F.I. sarebbero necessari per la pensione, non ha risposto adducendo "complessità della materia". Nemmeno il programma della lista di Bersani e della sorridente Boldrini dice nulla di preciso nel merito: meglio restare nel vago. Le proposte di Lega e 5stelle, 41 di contributi e quota 100, non specificano nulla in dettaglio, e celano, a mio avviso (nemo profeta in patria) delle insidie, fatta la tara di tutta un'altra serie di considerazioni politiche e finanziarie. Spiace scriverlo ma l'unica proposta chiara è quella del Pd, ossia mantenere sostanzialmente inalterata la Monti-Fornero. Della serie: scegliete voi a quale corda impiccarvi, da parte mia non voglio né dare soddisfazione e tantomeno legittimare il boia.